L’intelligenza artificiale assume un ruolo sempre più rilevante nelle scelte degli investitori retail italiani. Secondo l’ultimo Retail Investor Beat di eToro, il 38% degli intervistati italiani guarda con maggiore fiducia alle Magnificent 7 alla luce degli ingenti investimenti realizzati nell’AI, mentre solo il 14% dichiara che tali investimenti ne riducono l’attrattiva.
Massimo Citoni, Regional Manager per l’Italia di etoro, ha commentato: “Siamo entrati in una fase in cui l’attenzione degli investitori non è più soltanto sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale, ma sulla capacità delle aziende di trasformarla in prodotti e servizi concreti. Le Big Tech partono da una posizione privilegiata: hanno risorse, infrastrutture e una base di utenti globale su cui fare leva. È anche per questo che gli ingenti investimenti nell’AI sembrano rafforzarne l’appeal agli occhi degli investitori italiani.”
L’AI non influenza soltanto l’interesse verso i titoli tecnologici, ma sta entrando direttamente nel processo di investimento. La quota di investitori italiani che utilizza strumenti come ChatGPT, agenti AI o tecnologie analoghe per scegliere o modificare gli investimenti in portafoglio è salita dall’11% al 16% rispetto al terzo trimestre 2024. Un ulteriore 36% degli intervistati sta valutando l’adozione di questi strumenti. eToro RIB. Gli investitori ital…
La crescita nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale interessa tutte le generazioni ed è particolarmente evidente tra i Millennials: la percentuale passa dal 16% al 22%, con un incremento di 6 punti percentuali. Cresce anche l’adozione tra Gen Z, Gen X e Boomers, indicando una progressiva diffusione dell’AI anche oltre le fasce di investitori più giovani.
Citoni ha concluso: “L’aspetto più interessante è il passaggio dalla curiosità all’utilizzo concreto. L’AI sta iniziando a trovare spazio nel modo in cui gli italiani fanno ricerca, elaborano informazioni e valutano le proprie scelte di investimento. E il fatto che questa evoluzione coinvolga tutte le generazioni suggerisce che non siamo più di fronte a uno strumento riservato agli investitori più giovani o più tecnologici.”

